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Il ministro Giancarlo Giorgetti


MILANO - Le più recenti decisioni del Governo in materia fiscale stanno generando forte preoccupazione nel settore assicurativo e rischiano di avere un impatto diretto sui costi sostenuti da cittadini e imprese. La Manovra 2026 introduce infatti una serie di interventi che incidono in modo significativo sul comparto assicurativo, in particolare sul ramo auto, già da tempo sottoposto a forti pressioni.
Tra le misure più rilevanti figura l’aumento dell’aliquota Irap per le compagnie assicurative, che salirà di due punti percentuali fino a raggiungere il 7,95% nel triennio 2026–2028. A questo si aggiunge un acconto straordinario sui premi Rcauto e natanti, pari all’85% del contributo dovuto, che comporterà un prelievo stimato in circa 1,3 miliardi di euro a carico del settore. Si tratta, tuttavia, di un’anticipazione e non di un reale incremento di gettito, con effetti che rischiano di gravare sulla liquidità delle imprese senza produrre benefici strutturali per le finanze pubbliche.
Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dall’aumento dell’imposta sull’infortunio del conducente, che dal 2026 passerà dal 2,5% al 12,5%. Una misura che incide direttamente sulle polizze accessorie, penalizzando una copertura pensata esclusivamente per tutelare chi si mette alla guida.
A ciò si aggiunge l’incremento dell’imposta sull’assistenza stradale, che salirà dal 10% al 12,5% per i contratti stipulati o rinnovati a partire dal 1° gennaio 2026. Si tratta di una garanzia ampiamente diffusa e considerata essenziale per la sicurezza della mobilità. Secondo le stime, questa misura garantirà allo Stato un maggior gettito di circa 115 milioni di euro, che tuttavia si tradurrà inevitabilmente in un ulteriore aggravio di costi per gli assicurati.
Le associazioni di categoria e le imprese del settore hanno espresso forte preoccupazione per l’effetto cumulativo di questi interventi. Il rischio concreto è che l’aumento della pressione fiscale venga trasferito sui premi Rcauto, già influenzati dall’incremento dei costi dei sinistri, dei risarcimenti e della gestione tecnica.
Il quadro che emerge è quello di una crescente tensione sul mercato assicurativo, con il pericolo di una nuova spirale di rincari destinata a colpire famiglie, lavoratori e imprese in una fase economica già complessa. Non è la prima volta che il settore assicurativo viene chiamato a sostenere interventi di questo tipo che, di fatto, si traducono in una forma di tassazione indiretta a carico dei cittadini. L’unica misura destinata a produrre un effettivo incremento di gettito è l’aumento dell’IRAP, mentre, come detto in precedenza per quanto riguarda l’acconto straordinario sulle imposte Rcauto e natanti sarà determinante comprenderne le modalità di calcolo.
In ogni caso, non si tratterà di nuove entrate strutturali, ma di risorse anticipate che verranno meno negli esercizi successivi. Una dinamica che richiama quanto già avvenuto con l’introduzione delle ritenute d’acconto per gli intermediari assicurativi nel 2024, presentate come strumento di contrasto all’evasione, nonostante in un settore fortemente tracciato come quello assicurativo il sommerso sia di fatto inesistente.
In questo contesto, ancora una volta, gli agenti di assicurazione si troveranno a svolgere il ruolo di meri esattori dello Stato, chiamati ad anticipare imposte, gestire adempimenti sempre più complessi e sostenere oneri amministrativi crescenti senza alcun riconoscimento economico, quantomeno di natura esattoriale, come accade ormai da moltissimi anni. Un ruolo che nulla ha a che vedere con la consulenza e la tutela del cliente, ma che continua a essere scaricato sulla rete distributiva a costo zero. Il rischio è che si continui a “raschiare il fondo del barile”, rinviando i problemi strutturali e scaricandone gli effetti su chi verrà dopo.
Nel frattempo paga Pantalone.
Tiziano Salerno

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