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MILANO - La questione dell’accesso alle agevolazioni pubbliche da parte degli intermediari assicurativi italiani arriva direttamente sul tavolo della Commissione europea. È il risultato della nuova iniziativa congiunta di Sna, ACB e Aiba, le principali associazioni rappresentative degli intermediari assicurativi, che il 9 giugno scorso hanno indirizzato una lettera al vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme Raffaele Fitto, e per conoscenza alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani e Matteo Salvini e ai ministri Adolfo Urso e Marina Elvira Calderone.
La lettera ha sottoposto all’attenzione delle istituzioni il problema dell’esclusione delle micro, piccole e medie imprese della distribuzione assicurativa da alcune misure di sostegno pubblico in ragione della classificazione Ateco/NACE L – “Attività finanziarie e assicurative”.
Alla lettera del 9 giugno è seguita ieri 2 ottobre la risposta del vicepresidente Fitto, che ha preso formalmente in esame le preoccupazioni rappresentate dalle tre associazioni, riconoscendo la rilevanza della questione e lasciando aperto un canale di interlocuzione con la Commissione europea. Un tema che Sna porta avanti da tempo e che riguarda concretamente migliaia di imprese. All’interno della categoria L convivono infatti realtà profondamente diverse: grandi banche e compagnie assicurative, ma anche agenzie, broker e società di intermediazione che, per dimensioni, struttura e capacità finanziaria, rientrano pienamente nella definizione europea di Pmi.
L’automatica assimilazione di queste realtà ai grandi operatori del comparto rischia di produrre una conseguenza paradossale: imprese che possiedono i requisiti dimensionali per essere considerate Pmi vengono escluse da strumenti di sostegno destinati proprio alle Pmi. 
È questa la questione che Sna, insieme ad ACB e Aiba, ha portato all’attenzione della Commissione.
"Il tema che abbiamo posto alle istituzioni europee non è quello di ottenere un trattamento di favore per gli intermediari assicurativi, ma di garantire un principio di parità di trattamento – sottolinea Fabio Occhiuto,  Responsabile della Commissione Norme e Regolamenti e Delegato Sna al Bipar –. Se un’impresa presenta caratteristiche, dimensioni e capacità finanziarie proprie di una PMI, riteniamo che debba essere valutata sulla base della sua effettiva natura e non essere automaticamente esclusa da una misura per il solo fatto di appartenere al codice Ateco/NACE L".
La risposta del vicepresidente Raffaele Fitto rappresenta un passaggio di particolare rilievo. Fitto dichiara di aver preso “buona nota” delle preoccupazioni espresse dalle associazioni e riconosce esplicitamente la specificità delle realtà della distribuzione assicurativa che, pur operando nel settore finanziario e assicurativo, presentano “caratteristiche, dimensioni e capacità finanziarie proprie delle Pmi”.
La Commissione richiama inoltre la necessità che le autorità competenti valutino se le eventuali limitazioni previste dalle singole misure nazionali o regionali siano effettivamente giustificate, adeguate e proporzionate agli obiettivi perseguiti.
È esattamente il principio sostenuto da Sna: non privilegi per gli intermediari, ma parità di trattamento; non automatismi legati al codice Ateco, ma valutazione delle caratteristiche effettive dell’impresa.
"Il richiamo della Commissione alla proporzionalità e alla necessità di valutare le singole situazioni va nella direzione del principio che abbiamo sostenuto fin dall’inizio – aggiunge Fabio Occhiuto –. Non si tratta di mettere in discussione le regole, ma di evitare che un criterio di classificazione possa produrre automaticamente effetti escludenti nei confronti di imprese che, sotto il profilo dimensionale ed economico, sono a tutti gli effetti Pmi".
Il valore dell’iniziativa va oltre il singolo provvedimento. Sna, ACB e Aiba hanno dimostrato la capacità di portare una problematica concreta della distribuzione assicurativa italiana direttamente all’attenzione delle istituzioni europee, costruendo su un tema comune una posizione condivisa e autorevole. "È un risultato che conferma il valore della rappresentanza quando riesce a portare nelle sedi istituzionali una problematica concreta delle imprese e a costruire su di essa una posizione comune – osserva il Vice Presidente Nazionale Sna Sergio Sterbini –. La collaborazione tra Sna, ACB e Aiba ha consentito di dare maggiore forza a una questione che riguarda direttamente la competitività e la capacità di crescita delle Pmi della distribuzione assicurativa". È anche questa la funzione della rappresentanza: individuare le criticità che incidono sulla vita quotidiana delle imprese, documentarne gli effetti e portarle ai livelli istituzionali nei quali possono essere affrontate.
Per gli intermediari, la posta in gioco è concreta. Esclusioni da incentivi all’occupazione, contributi alla digitalizzazione e altre misure di sostegno possono incidere sulla capacità delle PMI di investire, innovare, assumere e affrontare i crescenti oneri organizzativi e normativi. "Per le nostre imprese si tratta di questioni molto concrete – sottolinea Sterbini –. La possibilità di accedere a strumenti destinati alle Pmi può incidere sulla capacità di investire, innovare, creare occupazione e affrontare i costi di una trasformazione organizzativa e normativa sempre più impegnativa. Per questo riteniamo importante che le specificità delle imprese di intermediazione vengano considerate nelle sedi nelle quali queste misure vengono definite e applicate".
La risposta di Fitto non chiude naturalmente la questione e non modifica automaticamente le singole misure italiane. Ma riconosce la rilevanza del problema e lascia aperto un canale di interlocuzione con la Commissione. Sna continuerà quindi, insieme ad ACB e Aiba, a presidiare questo percorso, affinché i principi di proporzionalità, coerenza e parità di trattamento richiamati dalla Commissione possano trovare concreta applicazione anche per le PMI della distribuzione assicurativa.
"La risposta del vicepresidente Fitto rappresenta un passaggio importante, ma non un punto di arrivo – ha dichiarato il Presidente Sna Claudio Demozzi –. Ora sarà necessario continuare a presidiare il confronto istituzionale e verificare come i principi richiamati dalla Commissione potranno tradursi concretamente nelle misure che interessano le nostre imprese". Un lavoro di rappresentanza che conferma una linea precisa: tutelare la competitività degli intermediari, difendere la specificità delle PMI assicurative e portare le loro ragioni nelle sedi istituzionali nazionali ed europee.
La Redazione

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