MILANO - Sette distributori - cinque utilities, uno della mobilità, uno della grande distribuzione - diciassette compagnie partner, di cui otto estere, 98,5 milioni di euro di premi intermediati nel 2025. È il perimetro del report Ivass “L’assicurazione oltre i canali distributivi tradizionali”, pubblicato a luglio.
Chiariamo di chi stiamo parlando, perché il lettore non addetto potrebbe non averli mai riconosciuti come intermediari: sono i fornitori di luce, gas e telefonia, le grandi catene della distribuzione, gli operatori della mobilità. Soggetti regolarmente iscritti al Rui, il Registro unico degli intermediari assicurativi, direttamente o tramite società costituite allo scopo, che accanto al servizio principale collocano polizze danni (casa e famiglia, infortuni, viaggi, animali domestici…) quasi sempre per telefono o attraverso i canali digitali, e solo marginalmente allo sportello fisico. Premi contenuti, contratti standardizzati, rinnovo tacito.
Poi c’è il numero che riassume tutto il resto: venti. Nel 2025 il rapporto medio tra sinistri liquidati e premi incassati si è fermato a circa il 20%. Detto in chiaro: di ogni cento euro pagati dagli assicurati, venti tornano indietro sotto forma di indennizzo. Ottanta restano dove sono. È l’indicatore più semplice che esista per misurare se una copertura serve davvero a qualcosa, e l’Istituto non gira intorno al punto: livelli così contenuti sono fuori dagli standard di mercato e possono segnalare una copertura che opera poco, per esclusioni e limitazioni pesanti che assottigliano i casi indennizzabili, o perché il cliente addirittura ignora di aver comprato una polizza insieme alla bolletta.
Il contorno è all’altezza. I questionari demand and needs — quelli con cui il distributore è tenuto a rilevare le reali esigenze di chi ha davanti, prima di proporgli qualsiasi cosa — sono risultati "eccessivamente sintetici": non valorizzano esclusioni, limitazioni, requisiti di assicurabilità e carenze, e soprattutto scaricano sul cliente la valutazione di adeguatezza, che è invece un obbligo del distributore. Gli script telefonici, costruiti per raccogliere conferme più che per spiegare, rinviano genericamente a un set informativo da consultare a telefonata chiusa: quando il contratto, di fatto, è già concluso. Carenze fino a sessanta giorni, cioè due mesi in cui si paga e non si è coperti. E prodotti confezionati su misura per le esigenze del singolo distributore, non collocati né in agenzia né tramite broker o banche: nessun termine di paragone possibile per chi acquista, nessun mercato su cui confrontare prezzo e garanzie.
E adesso?
Ivass ha chiesto agli operatori interessati interventi correttivi. Sono seguiti annunci: garanzie estese, massimali alzati, franchigie e carenze ridotte, questionari e script rifatti, controlli rafforzati sulla rete di vendita. Piani di rimedio e un periodo di osservazione, con il monitoraggio dell’Istituto tuttora in corso. Resta la domanda che ci riguarda da vicino: le stesse condotte, in agenzia anziché a distanza, che conseguenze avrebbero avuto per gli intermediari?
Giacomo Castoldi
L’indagine Ivass sui canali non tradizionali certifica quello che in agenzia sappiamo da anni. La domanda è cosa succede adesso
