Giovedì, 01, Ott, 5:17 AM

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Massimiliano Pro


♦ Le compagnie di assicurazione annunciano, per l’ennesimo anno consecutivo, utili record. E invece di indignarmi, lo dico chiaramente: è una buona notizia. Un sistema che produce utili è un sistema che funziona, che sta in piedi, che non rischia di crollare alla prima raffica di vento.
Gli utili, peraltro, non sono piovuti dal cielo. In questi anni le compagnie hanno rinnovato i contratti dei dipendenti interni e ne hanno aumentato gli stipendi. Una scelta sensata: un lavoratore motivato e ben pagato lavora meglio, produce di più e fa crescere l’azienda. Non c’è nulla di scandaloso in questo. Anzi, è l’esatto contrario.
Quindi ricapitoliamo: le compagnie guadagnano di più, i dipendenti guadagnano di più. Quindi tutto bene?
Non proprio.
C’è una categoria che negli ultimi anni ha visto aumentare solo una cosa: il carico di lavoro.
Più burocrazia, più incombenze, più responsabilità. Sono gli agenti di assicurazione. Le loro tabelle provvigionali, invece, sono rimaste ferme come un orologio rotto. In certi casi sono persino peggiorate. Chi è subentrato in agenzie storiche, magari di famiglia, si è trovato con condizioni economiche più basse rispetto al passato.
E allora viene spontanea una domanda: perché nessuno muove un dito?
Sia chiaro: non ha senso prendersela solo con le imprese. Dal loro punto di vista il ragionamento è semplice e persino logico. Se nessuno chiede un aumento delle provvigioni, perché dovrebbero concederlo spontaneamente? Le aziende non fanno beneficenza. Qui entra in gioco un punto fondamentale: sono i Gruppi agenti che devono battere i pugni sul tavolo. Sono loro che rappresentano gli agenti di quella compagnia e sono loro che hanno il compito di negoziare con la mandante. Se non sono i gruppi agenti a chiedere con forza un aumento delle provvigioni, difficilmente le compagnie si muoveranno da sole.
I sindacati dei lavoratori, quando vogliono ottenere aumenti salariali, organizzano scioperi, mobilitazioni, pressioni. I Gruppi agenti dovrebbero fare esattamente questo: aprire una trattativa e pretendere un adeguamento provvigionale.
Ma sia chiaro cosa significa davvero “adeguamento provvigionale”. Non si tratta di qualche zero virgola in più o dell’aumento di qualche prodotto marginale che magari pesa lo 0,5% del fatturato dell’agenzia. Non è questo il punto. Qui si parla di una revisione seria e decisa dei compensi, con un rialzo strutturale delle provvigioni su tutti i rami principali. Solo così si può ristabilire un equilibrio tra il lavoro crescente degli agenti e la loro remunerazione.
C’è però un punto su cui le compagnie possono e devono intervenire. Tramite Ania, possono chiudere un Accordo Nazionale Agenti che migliori davvero le condizioni della categoria.
Lo Sna ha presentato delle proposte e si è seduto al tavolo. Ora tocca alla rappresentanza delle imprese rimettersi al tavolo, tornare a confrontarsi con gli intermediari e con gli agenti rappresentati dallo Sna per trovare un accordo forte per il futuro degli agenti.
Perché questi utili record non sono nati per caso: sono stati costruiti anche grazie al lavoro delle reti agenziali. E se le compagnie vogliono continuare ad averli anche negli anni che verranno, devono iniziare a tutelare davvero - economicamente e dal punto di vista normativo - il vero motore dei loro risultati: gli agenti di assicurazione.
Massimiliano Pro

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