Venerdì, 02, Ott, 7:59 AM

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Massimiliano Pro


♦ La trasparenza. Tutti la evocano, tutti la sbandierano. Le compagnie assicurative la infilano ovunque: negli slogan, nei bilanci sociali, nei convegni dove si parla di “centralità del cliente” e “fiducia”. Poi arriva il momento della verità, quello in cui il cliente entra in agenzia e chiede: “Perché quest’anno pago di più?”. E lì cala il silenzio.
Perché oggi, sulla tariffa Rcauto, regna l’opacità.
E la cosa più grave è che questa battaglia non nasce oggi. Lo Sna - il Sindacato nazionale agenti di assicurazione - su questo tema accende fari da anni. Non da ieri. Per lungo tempo ha commissionato e pubblicato indagini sulle dinamiche tariffarie del mercato Rcauto, evidenziando aumenti incomprensibili, oscillazioni prive di logica apparente, differenze di premio difficili da giustificare persino agli addetti ai lavori.
Uno studio dopo l’altro, una denuncia dopo l’altra, lo Sna ha cercato di mettere ordine in un sistema che, nel tempo, è diventato sempre più indecifrabile. Perché il punto è esattamente questo: oggi nemmeno l’agente riesce più a spiegare la tariffa al cliente.
Una volta non era così. Gli agenti conoscevano le logiche tariffarie, sapevano leggere il rischio, interpretarlo, motivarlo. Se cambiavi auto sapevano dirti, con ragionevole precisione, cosa sarebbe successo al premio. Esisteva una relazione comprensibile tra rischio e prezzo. Oggi invece domina l’algoritmo. Una scatola nera.
Così succede che una moglie paghi meno del marito senza motivi evidenti. Che una citycar costi più di un Suv. Che due clienti simili ricevano premi differenti. E quando il cliente chiede spiegazioni, troppo spesso la risposta è una sola: “Lo decide il computer”. Una frase devastante. Perché in quel momento non crolla soltanto la fiducia del cliente nella compagnia. Crolla anche l’autorevolezza professionale dell’agente, trasformato da consulente in semplice terminale passivo di decisioni prese altrove.
Ed è qui che il tema smette di essere tecnico e diventa politico, culturale, persino etico. Perché se nessuno è più in grado di spiegare il prezzo di una polizza, allora viene meno il principio stesso di trasparenza del mercato. E attenzione: non stiamo parlando degli sconti commerciali, che sono una leva legittima della concorrenza. Il nodo riguarda gli sconti e i correttivi “tecnici”, quelli determinati da algoritmi che incrociano dati, abitudini, profili economici e strategie commerciali spesso invisibili perfino agli intermediari.
Chi garantisce che quei criteri siano realmente assicurativi? Chi assicura che non esistano distorsioni? Chi controlla che il cliente venga trattato secondo parametri comprensibili e verificabili?
Proprio per questo lo Sna non si è limitato alla denuncia. Negli ultimi tempi ha fatto un passo ulteriore: ha depositato presso il Ministero specifiche proposte di riforma della Rcauto, mettendo al centro proprio il tema della trasparenza tariffaria.
Non una battaglia corporativa, ma una richiesta di civiltà economica. L’obiettivo è semplice: restituire chiarezza al mercato, dare ai clienti il diritto di capire cosa pagano e perché, e consentire agli agenti di tornare a fare i professionisti veri, non gli interpreti impotenti di un algoritmo.
Perché un mercato sano non teme la trasparenza. La pretende.
Le compagnie facciano innovazione, usino pure l’intelligenza artificiale, i big data, gli algoritmi predittivi. Ma ricordino una regola elementare: se un prezzo non è spiegabile, non è nemmeno davvero difendibile.
E se chi vende una polizza non è più in grado di motivarla, allora il problema non è dell’agente. È del sistema.
Massimiliano Pro

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