Venerdì, 02, Ott, 8:07 AM

Social Network :

Roberto Bianchi


♦ Di tanto in tanto, dopo avere covato sotto la cenere del buonsenso, torna puntuale il richiamo all’"unità sindacale", invocata come un dogma assoluto fondato sulla convinzione, spacciata per universale, che il fine ultimo sia la tutela degli interessi della categoria.
Eppure dietro questa narrazione che vorrebbe assoggettare qualunque linea politica o distinzione di principio a un astratto bene supremo, si nasconde per lo più il tentativo di utilizzate l’unità come un feticcio, o meglio un’arma tattica, per indebolire e laddove possibile delegittimare, il gruppo dirigente in carica.
In realtà, la scelta di fare un passo indietro anche su questioni fondamentali allo scopo di trovare una convergenza ragionevole, può essere presa seriamente in considerazione soltanto quando l’unificazione scaturisce da ideali comuni, da battaglie condivise, da prassi negoziali sviluppate collegialmente, non certo per mascherare l’assenza di visioni alternative.
Aldilà della loro ipocrisia di fondo, gli ideologi del minestrone sindacale, nel promuovere l’unità ad ogni costo criticano di fatto il vertice del Sindacato Nazionale Agenti non perché la strategia adottata sia sbagliata, quanto piuttosto perché la linea politica esiste, è netta e viene perseguita con convinzione. Un decisionismo che nasconderebbe l’inclinazione del Presidente nazionale Claudio Demozzi al settarismo ideologico e al protagonismo personale tipico di chi non ha più bisogno di ascoltare le idee altrui sentendosi sempre una spanna al di sopra dei comuni mortali. L'appello all'unità diventa così il tentativo tattico di condizionare l'azione politica dello Sna e di imporre un diritto di veto permanente in vista del bene supremo che, se fosse davvero rincorso, ridurrebbe l’azione sindacale alla sostanziale paralisi.
Dal momento che lo Sna non è un semplice contenitore elettorale da riempire di volta in volta con soggetti apolitici, ogni fusione “a freddo” e ogni compromesso indistinto porterebbero con sé una inevitabile perdita della sua identità storica e valoriale. Pensare di fondere e quindi omologare soggetti diversi in nome di una coesione di facciata significherebbe diluire le battaglie fondamentali e quindi sacrificare sull'altare dell’accomodamento la propria capacità d'impatto sulle controparti istituzionali. Immaginiamo soltanto per un momento cosa ne sarebbe delle collaborazioni orizzontali tra intermediari, del Fondo pensione agenti, della trattativa sul rinnovo dell’A.N.A. 2004, se all’interno di una stessa sigla fosse stato necessario
mediare tra le tesi contrapposte e inconciliabili di Sna e di Anapa. Gli agenti non potrebbero intrattenere rapporti di collaborazione reciproci, il Fonage sarebbe stato trasformato nella sommatoria di tanti Pip senza alcuna prospettiva solidaristica, l’A.N.A. sarebbe divenuto un accordo cornice sui diritti e i doveri inerenti la gestione del rapporto di agenzia e tutto il resto sarebbe stato demandato alla trattativa aziendale laddove la forza negoziale delle compagnie avrebbe progressivamente privato gli agenti di qualsiasi diritto acquisito in oltre cent’anni di impegno sindacale.
Perdere la propria identità sull'altare dei compromessi di comodo costerebbe quindi allo Sna il prezzo altissimo di perdere la propria funzione di guida e di subire lo svuotamento della propria rappresentatività. E quando la linea politica viene annacquata per raggiungere il minimo comune denominatore con chi si riconosce nel fiancheggiamento sistematico delle controparti, la fiducia degli iscritti viene tradita.
L’omologazione al ribasso con soggetti che non condividono la visione strategica di Sna, significherebbe farsi commissariare dalla mediocrità, con il rischio di apparire incoerenti rispetto al passato e in definitiva di cancellare il senso profondo della funzione rivendicativa svolta fin dal lontano 1919. Per distruggere la credibilità conquistata è sufficiente un solo cedimento ideologico, per riconquistarla forse non sarebbe sufficiente un altro secolo di conquiste sindacali.
Usare a intermittenza il feticcio dell'unità nel tentativo di logorare chi ha la responsabilità di guidare l'organizzazione è una scorciatoia pericolosa per coprire la propria inconsistenza in termini sia qualitativi che quantitativi. Lo Sna non teme il dibattito sulle idee e la loro sintesi, rifiuta piuttosto l'unanimismo di facciata e richiama ciascuno di noi alla coerenza di rispettare il mandato conferito e la leadership liberamente eletta in sede congressuale. Ciò in quanto, senza un'identità ben salda e senza un gruppo dirigente legittimato a decidere, l'unità con chi persegue lo smembramento della contrattazione di primo livello in tanti rivoli aziendali trasformerebbe la millantata forza in una irrecuperabile perdita di rilevanza e di posizionamento negoziale.
Ecco perché preservare la diversità dello Sna significa difendere la libertà degli agenti e la loro centralità distributiva, mentre arrendersi all'unanimismo con chi non rifiuta la trattativa a somma zero essendo disposto a cedere sui diritti acquisiti e sulle prerogative imprenditoriali dell’agente professionista, significherebbe consegnare la categoria all'arbitrio delle compagnie.
Roberto Bianchi

ARCHIVIO NOTIZIE

GRUPPI AZIENDALI ACCREDITATI SNA