Venerdì, 02, Ott, 6:29 AM

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Roberto Bianchi


♦ Prendo spunto dalla nota che allego in calce riguardante un articolo pubblicato di recente in queste pagine, per esporre una riflessione di quelle che solitamente vengono sottaciute per evitare di fare danni. La nota del GA-GI riguarda un pezzo nel quale l’autore prendeva atto con soddisfazione che anche il Gruppo degli Agenti Generali Italia aveva sposato la linea dello Sna dando vita a un accordo di collaborazione con l’agenzia Carass International Srl mandataria, tra le altre, delle compagnie Allianz, Unipol, Helvetia, Generali, Zurich e Intesa Sanpaolo Protezione.
La storia cambia, è vero e modificare il proprio pensiero è segno di maturità oltreché di onestà intellettuale, anche se farlo troppo spesso non è esattamente indice di coerenza, ma tant’è, quando lo Sna lottava per ottenere il plurimandato esteso l’allora presidente del GA-GI si dichiarava favorevole al petite courtage alla francese. Poi, una volta promulgata la Legge Bersani 248/2006 che vietava l’esclusiva, lo stesso presidente si diceva più favorevole alle collaborazioni orizzontali allora vietate dall’Istituto di vigilanza, per poi dirsi critico rispetto ad esse, quando sono state sdoganate dalla Legge Fioroni-Vicari 221/2012, perché finivano secondo lui per rendere l’agente subagente di altri agenti snaturandone la caratteristica principale di mandatario.
Un cambio di pelle quindi quello del Gaa Generali che stipula un accordo orizzontale con Carass? Non proprio ci informa l’ufficio stampa, innanzitutto perché già dal 2019 erano stati attivati accessi alle prestazioni assicurative di AIG e Coface e inoltre perché il GA-GI “continua a ritenere il monomandato il modello distributivo predominante dei propri associati”. Mi sia consentita una chiosa, il monomandato non è da ritenersi il modello predominante: lo è o non lo è in termini puramente numerici. Altro sarebbe affermare che il Gruppo agenti lo ritiene il modello distributivo più idoneo per i propri associati, come mi sembra sia scritto tra le righe allo scopo forse di rassicurare l’impresa.
E allora butto lì quella riflessione che annunciavo in apertura, si badi bene non casuale, riguardante “tutto quello che avremmo voluto sapere” - non sul sesso come avrebbero detto Woody Allen e il suo ispiratore David Reuben - quanto piuttosto sui Gruppi aziendali, “ma che non abbiamo mai osato chiedere”, ponendo un quesito apparentemente semplice eppure molto rischioso: i Gaa hanno ancora motivo di esistere?
Senza farla lunga al modo di quelli che fanno i politicamente corretti che non svelano mai il proprio reale pensiero, cercherò di rispondere a questa domanda sinteticamente e, nel contempo, con la massima chiarezza.
Sì, hanno ragione di esistere così come sono se la prospettiva è quella di ripristinare nei fatti concludenti, anche se non de iure, la fedeltà a una singola compagnia, sia pure attenuata da mandati collaterali specialistici o da collaborazioni considerate uno “strumento complementare da utilizzare in modo selettivo per situazioni specifiche” come sostiene il GA-GI. Per dirla in altre parole, se l’obiettivo è rimettere le lancette nella storia all’indietro e tornare all’esclusiva zoppa, laddove gli agenti siano destinati a operare nella quasi totalità dei casi con una unica mandante e sia concesso alla compagnia di adottare il più spregiudicato dei sistemi distributivi pluricanale. Allora sì che le relazioni industriali tra compagnia e Gruppo agenti sarebbero centrali, non tanto per la tutela degli interessi e dei diritti degli agenti che evidentemente risiedono altrove, quanto piuttosto per la sopravvivenza del Gaa stesso che altrimenti non avrebbe più alcuna funzione.
No, non hanno più ragione di esistere così come sono se la visone di medio termine è quella di favorire l’evoluzione degli agenti da intermediari delle rispettive compagnie a liberi imprenditori e consulenti professionali del cliente come sta facendo lo Sna. Laddove la maggior parte o addirittura la totalità della categoria operasse non soltanto attraverso più mandati generalisti paralleli, ma anche tramite collaborazioni orizzontali organizzate e partecipazioni a consorzi agenziali, come farebbe il Gaa a intrattenere rapporti privilegiati con la miriade di mandanti che agiscono nel nostro Paese sia in regime di stabilimento che in libera prestazione di servizi?
Insomma e con questo concludo, i Gruppi agenti che di recente hanno rinnovato il proprio vertice in seno al Comitato Sna, anziché lamentare immaginari atteggiamenti persecutori nei loro confronti, dovrebbero a mio avviso e si badi bene che è un mio parere del tutto personale che non impegna alcun altro, riflettere di più insieme al Sindacato nazionale agenti sulle strategie distributive ibride e sui nuovi modelli di rappresentanza della categoria, pena trovarsi cotti a puntino quando l’acqua, da piacevolmente calda, dovesse diventare bollente.
Roberto Bianchi


ALLEGATO - RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
GA-GI: accordo con Carass International per servire meglio gli associati
In riferimento ad alcune ricostruzioni apparse sulla stampa di settore in merito all'accordo di collaborazione sottoscritto dal GA-GI con Carass International Srl, si rendono necessarie alcune precisazioni fattuali.
Il Gruppo Agenti Generali Italia ha sottoscritto un accordo di collaborazione orizzontale con Carass International Srl, agenzia plurimandataria. La decisione, approvata all'unanimità dal Consiglio Direttivo, risponde a un'esigenza operativa concreta: dare ai propri 1.160 associati accesso semplificato a soluzioni assicurative per rischi complessi e specialistici. 
"L'accordo con Carass International nasce da un'esigenza che i nostri associati ci rappresentano da tempo", spiega il Presidente Federico Serrao. “Quando un agente deve gestire un rischio complesso per cui la mandante principale non mette a disposizione la soluzione richiesta, o deve costruire un riparto tra più compagnie, ha bisogno di uno strumento efficace che gli eviti di cercare ogni volta partner diversi. ll GA-GI utilizza collaborazioni orizzontali già dal 2019, quando furono stipulati accordi con AIG e COFACE per rispondere a esigenze specifiche sui temi D&O e Cauzioni. Questo accordo risponde esattamente a questa necessità operativa, agevola il concetto di cliente al centro, e ha un significato conservativo e di valore anche per la compagnia stessa".
Si tratta quindi di uno strumento tecnico a servizio degli associati, non di una scelta di indirizzo politico-sindacale. Il GA-GI continua a ritenere il monomandato il modello distributivo predominante dei propri associati e, al tempo stesso, non ha mai negato il plurimo dato quale conquista fondamentale della categoria - che deve però rimanere una scelta e non un dogma.
La collaborazione orizzontale prevista dalla Legge 221/2012 è uno strumento complementare, utilizzato in modo selettivo per situazioni specifiche, non un'alternativa al modello principale. In riferimento alle ricostruzioni apparse sulla stampa di settore che hanno interpretato questa iniziativa come "allineamento" a strategie di altre organizzazioni sindacali, il GA-GI ritiene necessario precisare un fatto: il Gruppo Agenti Generali Italia aderisce ad ANAPA (Associazione Nazionale Agenti Professionisti di Assicurazione), e all’interno della quale annovera un numero considerevole di associati. Eventuali letture che collegano questa scelta operativa a posizioni politico-sindacali di altre organizzazioni partono quindi da un presupposto fattualmente errato.
"Il GA-GI ha 79 anni di storia senza mai una scissione interna" ricorda Serrao. "Questo risultato non si ottiene per caso, ma grazie a una linea chiara e coerente: fare gli interessi concreti degli associati con pragmatismo, non con ideologia. Usiamo gli strumenti che servono quando servono — dalla negoziazione agli accordi, dallo sciopero alla mobilitazione come già accaduto. Tra queste annoveriamo l'attivazione delle collaborazioni orizzontali quando necessari".
Alessandro Silipo
Ufficio Stampa GA-GI - Gruppo Agenti Generali Italia

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