Venerdì, 02, Ott, 12:44 AM

Social Network :

Alessandro Ceccarelli


♦ Cambiamento, innovazione, nuove alleanze, capacità di anticipare il futuro. Tutto condivisibile. Ma c’è una distinzione che nel dibattito sindacale, non dovrebbe mai andare perduta: aggiornare le tutele è una cosa, rinunciarvi in nome della modernità è tutt’altra.
L’Accordo Nazionale Agenti 2003 è figlio di un’altra epoca? Certamente. Il mercato, le imprese e il lavoro degli agenti
sono profondamente cambiati, eppure da questo non discende che siano diventati superflui i diritti e gli equilibri che quell’Accordo ha contribuito a costruire.
Le regole possono invecchiare. Il bisogno di tutela, purtroppo, no.
Ed ecco una curiosa evoluzione del pensiero sindacale: ciò che ieri rappresentava una conquista da difendere, oggi rischia di essere considerato un residuo del passato, semplicemente perché ha compiuto qualche compleanno in più.
Naturalmente, si può cambiare idea. E si può legittimamente ritenere superato un modello contrattuale. Ciononostante, tra il riconoscere i limiti dell’AN.A. 2003 e considerarlo un ingombro di cui liberarsi c’è una differenza sostanziale.
Se l’A.N.A. è vecchio, costruiamone uno nuovo. Migliore, più moderno e più tutelante, s’intende, non più debole.
Un accordo capace di affrontare multi-canalità, intelligenza artificiale, governo dei dati, autonomia imprenditoriale,
remunerazione e sostenibilità economica delle agenzie. Soprattutto, uno strumento capace di riequilibrare il rapporto
negoziale tra agenti e imprese, anziché lasciare i primi ancora più soli di fronte alle seconde.
È precisamente qui che si misura la funzione del Sindacato.
Lo Sna non si limita a interpretare i cambiamenti del mercato, né ad accompagnarli con relazioni salottiere e buone
intenzioni, costruisce proposte, negozia regole e difende gli interessi della categoria. Perché dialogare è necessario,
fare alleanze è utile, ma la rappresentanza sindacale si misura anche sulla capacità di contrattare e, quando serve, di dire
no. La vera domanda, dunque, non è se l’A.N.A. 2003 sia vecchio. Sappiamo già che è così, il vero quesito da porre è se siamo capaci di sostituirlo con un accordo migliore, conservando e rafforzando le tutele che già contiene.
Chi ritiene che quelle regole non siano più adeguate ha tutto il diritto di proporne il superamento, dovrebbe però spiegare anche con quali garanzie intenda sostituirle.
Perché dichiarare superato un diritto è relativamente facile. Negoziare una tutela migliore è decisamente più impegnativo.
E forse è proprio questa la differenza tra due visioni della rappresentanza: una che considera il cambiamento una ragione per ridiscutere le conquiste del passato a vantaggio del più forte, un’altra che lo considera l’occasione per renderle più robuste.
Io credo nella seconda.
L’A.N.A. 2003 si può superare, i diritti degli agenti, invece, non si svendono sull’altare della modernità e neppure della
redditività agenziale.
Il futuro non si costruisce rinunciando alle tutele conquistate, si costruisce conquistandone di nuove.
Alessandro Ceccarelli

ARCHIVIO NOTIZIE

GRUPPI AZIENDALI ACCREDITATI SNA