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Roberto Bianchi


♦ A caldo, mi sembra di poter affermare che la Relazione dell’Esecutivo Nazionale, letta stamattina dal Presidente nazionale Claudio Demozzi, avesse lo scopo di rinvigorire le energie che profondiamo ogni giorno nell’attività sindacale e intendesse trasmettere la consapevolezza di essere tutti destinatari di uno stesso compito nella rappresentanza della categoria. Quello di fare in modo che la passione, di cui i militanti sindacali sono dotati, tracimi dall’alveo degli incontri istituzionali come il Congresso nazionale e dilaghi tra le scrivanie dei colleghi, anche di quelli che sono assorbiti dalla smania di fare affari, ignorando ottusamente che fuori dai loro uffici c’è un mondo in fermento impegnato nel creare le condizioni affinché quegli affari sia possibile portarli a casa, oggi, come nel futuro e la nostra professione mantenga la propria centralità nella distribuzione assicurativa italiana, a dispetto della strategia omni-canale adottata dalle compagnie.
Il Presidente Demozzi, visibilmente emozionato, ci ha invitato a guardare dentro di noi per capire se siamo all’altezza del compito di rapprentare la categoria, anche a costo di rischi e sacrifici, se abbiamo cioè la motivazione interiore per rinunciare, laddove necessario, al lavoro e persino alla coltivazione degli affetti personali pur di contribuire alla causa comune. Un impegno morale enorme del quale dobbiamo essere pienamente coscienti e che deve spingere ciscuno di noi a fare tutto ciò che è possibile, “il meglio” a favore dei nostri colleghi.
“So che ne siete consapevoli – ha detto Demozzi nel passaggio più toccante - sento la vostra vicinanza, la vostra partecipazione. Sento i battiti dei vostri cuori, come spero voi sentiate i miei. Sento il vostro respiro che si fa ansioso sotto il peso di questa grande responsabilità, come voi sentite la mia voce che vibra... Ma non basta che questa energia esplosiva coinvolga noi, membri del Congresso Nazionale. Vi chiedo qualcosa di più grande: un segnale che possa uscire da questa stanza, come una vera esplosione di rabbia di una categoria che è decisa a riprendersi ciò che le spetta, della quale noi dirigenti e militanti Sna siamo avanguardia!”.
I risultati non si generano per partogenesi spontanea, non si realizzano da soli, è necessario l’impegno continuo, duro, di donne e di uomini che perseguano ogni giorno l’obiettivo di tutelare gli interessi e i diritti degli agenti di assicurazione. Serve però che queste donne e questi uomini siano sostenuti dalla spinta di tutti gli iscritti con l’obiettivo condiviso di fare in modo che il messaggio sindacale giunga forte e chiaro alle orecchie degli ambienti politici e istituzionali, innanzitutto in casa Ivass, affinché le nostre legittime esigenze imprenditoriali non vengano irreparabilmente ostacolate dalla iper-regolamentazione che negli ultimi anni sta cercando di trasformare l’agente, consulente e assistente assicurativo dei propri clienti, in un esperto di compliance burocratica. Un passacarte con i manicotti neri che trascorra la maggior parte del tempo ad effettuare verifiche sul rispetto delle procedure necessarie ad evitare che la verifica di un anonimo mistery shopper possa originare sanzioni letali.
Ecco quindi che Claudio Demozzi si è rivolto ai congressisti per chiedere loro “di mandare un messaggio che non ha bisogno di parole, senza se e senza ma, alla stampa, alla politica, agli osservatori, agli avversari, alle controparti: alziamoci in piedi,  gridiamo la forza della nostra fede sindacale con un solo grido: Sna!”.
Chiunque ha assistito ai lavori congressuali potrà testimoniare come si sia trattato di un vero e proprio eco di battaglia, cui tutti hanno partecipato con impeto perché è ormai diffusa la consapevolezza che il mondo assicurativo non somiglia più a quello che vorremmo e rischia di diventare ancora più critico per tanti di noi se non arrestiamo subito il tentativo delle compagnie di intermediare il mercato attraverso lo sviluppo della raccolta mediante i canali diretti, telematici e non  professionali.
Roberto Bianchi

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